INTERNATIONAL SECURITY FESTIVAL
Giovedì 25 maggio 2017 – Ore 20.30 – Chiostro di San Lorenzo – Piazza San Lorenzo, Vicenza
SIEGE OF ADEN – SOTTO TIRO: DENTRO L’ASSEDIO DI ADEN
Un film reportage di Medyan Dairieh – 2015

YEMEN, UNA GUERRA DIMENTICATA.
Nello Yemen dal marzo del 2015 è in corso un conflitto interno tra i ribelli Houthi (sciiti) e i separatisti del Sud in prevalenza sunniti. I ribelli Houthi ricevono sostegno dall’Iran, mentre i separatisti del Sud sono sostenuti dall’Arabia Saudita, dai Paesi del Golfo e dall’Egitto.
A complicare le cose una forte presenza di Al-Qaeda che probabilmente è il maggior beneficiario della guerra.
Nel 2016 il Programma Alimentare Mondiale sosteneva che mancasse solo un passo prima che metà della popolazione dello Yemen fosse in condizioni di carestia. Più di 14 milioni di Yemeniti dei 23 esistente, già un anno fa non avevano la “sicurezza del cibo”. Più di un milione di bambini al di sotto dei 5 anni rischiava grave malnutrizione e infezioni acute dell’apparato respiratorio. Due milioni di bambini non potevano andare a scuola.
Lo Yemen si trova oggi nel 2017 insanguinato da uno stillicidio di scontri tra i contendenti del conflitto civile, inframmezzati dalle operazioni dei jihadisti che, stentando a inserirsi in un quadro strategico di sistema, aggiungono decine di morti a un conto già salatissimo.

SIEGE OF ADEN – SOTTO TIRO: DENTRO L’ASSEDIO DI ADEN
Un film reportage di Medyan Dairieh – 2015
Nel giugno del 2015, il filmmaker di Vice News Medyan Dairieh ha passato due settimane nel porto di Aden circondato dalla milizia dei ribelli Houthi e sotto assedio per via di terra, di aria, di mare. Aden è il punto focale della Resistenza dello Yemen del Sud. La situazione era già allora gravissima, infatti la città era in preda ad una crisi umanitaria a causa della penuria di cibo, all’insufficienza di dispositivi e di cure sanitarie, il caos dovuto ai bombardamenti continui, che gettavano nel panico la popolazione, aveva trasformato le strade in un inferno. L’epidemia di dengue, la fame e i crolli facevano il resto, ossia mietevano dalle 20 alle 40 vittime al giorno.

Film trascript da SIEGE OF ADEN
Ci stanno sparando. Gli Houthi tirano su di noi. Ci accovacciamo sul ponte della barca mentre i razzi attraversano il cielo sopra il mare. E’ la fine di giugno, sono le 7 circa, siamo su una barca diretta ad Aden.
La città yemenita è assediata dai ribelli Houthi fin da marzo ed è soggetta ad un blocco navale imposto da una coalizione guidata dai Sauditi. L’accesso è difficile. La spedizione umanitaria proveniente dal Qatar con cui sto viaggiando ha stretto un accordo con gli Houthi per consentirci un passaggio sicuro, ma pare che l’accordo sia saltato.
Questa piccola spedizione di aiuti porta medicinali, apparecchiature mediche, cibo e combustibile da cucina. A bordo ci sono medici e un ufficiale del governo locale, nessuno è armato. Il piccolo equipaggio entra in agitazione e parla di rientrare a Gibuti. Dopo qualche discussione comunque ci trasferiamo in una barca più piccola per entrare nel porto di Aden.
Sto andando ad Aden per vedere gli effetti di tre mesi di un assedio che blocca tutte le vie di rifornimento. I residenti sono sotto l’attacco degli Houthi che sostengono il governo del presidente in esilio Abdrabbuh Mansour Hadi allontanato da Sanaa in febbraio. Gli Houthi tentano di ottenere vantaggi nel porto strategico del sud dello Yemen.
Questa settimana attacchi aerei della coalizione guidata dai Sauditi – con il supporto di UK e USA – e l’arrivo di rinforzi, hanno aiutato l’autonominato movimento della Resistenza del Sud a recuperare il terreno conquistato dagli Houthi e a riaprire i corridoi umanitari.
La città è in preda ad una crisi umanitaria causata da quattro mesi di scontri accesi e dal blocco dei rifornimenti imposto dagli Houthi.
Durante la mia settimana al porto di Aden è chiaro come i residenti manchino di beni di prima necessità, Cibo scarso, niente riso, né latte, né farina per fare il pane. Le strade sono piene di immondizie, niente toilettes, una diffusa febbre da dengue colpisce la gente. Un ufficiale governativo mi dice che ogni giorno muoiono dalle 20 alle 40 persone per la gravità dell’epidemia.
Ci accoglie una nube di fumo nero che aleggia sulla città. E’ una raffineria di petrolio, con centinaia di tonnellate di combustibile, colpita da un razzo Houthi. Ci dicono che aveva petrolio sufficiente per 7000 famiglie. “Dobbiamo lasciarlo bruciare” dice a Vice News Salem Al Ghadi capo della sicurezza della raffineria “Probabile che bruci per una settimana”.
Ero stato ad Aden un anno fa. C’erano botteghe, elettricità, internet ed infrastrutture decenti. Di sera ho visto gente incontrarsi per le strade e sedersi fuori dai caffè come in una qualunque altra città europea.
Adesso, la cosa è completamente diversa, tutto è cambiato, spari risuonano a tutte le ore del giorno, la città è piena di edifici bombardati e pericolanti e nessun dottore di quelli che lavorano negli ospedali, viene pagato da mesi. Le scuole sono diventate campi profughi improvvisati .
“La gente vive in condizioni disperate per la mancanza di servizi essenziali, l’insufficienza di medicinali, di cibo, di igiene”. Sono parole di Mahmood Ali Sadi funzionario del governo locale.
La maggior parte della gente che ho incontrato dice di volere pace, sicurezza e stabilità, ma dice che è disposta a combattere per ottenere tutto questo. Non c’è una presenza militare significativa in città, ma le milizie si stanno organizzando e armando per combattere gli Houthi.
“I difensori di Aden sono studente universitari” aggiunge Sadi “architetti, scrittori,commercianti, gente qualunque. Non abbiamo un esercito con cui combattere contro chi occupa le nostre terre”.
Attacchi indiscriminati sulle case e sui civili hanno indurito la popolazione che, con l’aiuto degli attacchi aerei della coalizione saudita, è stata in grado di resistere all’occupazione Houthi.
“La resistenza ad Aden e nel resto delle aree del sud non avrebbe tenuto per tre mesi se non fosse stato per la gente e per il suo sostegno” dice Ali Saeed Al Ahmadi portavoce del movimento della Resistenza del Sud. “Tutti concordano col fatto che questi criminali non possono essere accettati e che non c’è alcun modo di coesistere”.
“Tutte le parti politiche si sono unite senza eccezioni per combattere gli Houthi” aggiunge. La fiera risoluzione del movimento della Resistenza del Sud può approfondire le divisioni tra il nord e il sud del paese.
I militanti di Aden stanno lavorando con l’aiuto dell’esiliato presidente Hadi per cacciare gli Houthi, ma molti di loro sono separatisti che si oppongono allo stesso Hadi e vogliono l’autonomia dal nord.

L’autore: MEDYAN DAIRIEH
Medyan Dairieh è un giornalista palestinese naturalizzato britannico, fotografo e documentarista. Nato in Palestina, ha lasciato il paese in giovane età, ha studiato giornalismo e fotografia, è membro di International Union of Journalist, Reporters without Borders e the Frontline Club.
E’ assai noto negli ambienti internazionali per il suo lavoro nelle più pericolose aree di conflitto di tutto il mondo, luoghi dai quali ha prodotto servizi giornalistici, foto, reportage, docufilm testimoniando in diretta il centro della lotta. E’ stato l’unico ad avere accesso alle aree devastate dalla guerra in Africa e in Medio Oriente, testimoniando le azioni dei movimenti ribelli e delle organizzazioni jihadiste sui monti dell’Afghanistan, della Sierra Leone, dell’Africa occidentale.
Ha coperto molte guerre in tutto il mondo: Iraq, Turchia, Afghanistan, Libia, Siria, Yemen, Sud Sudan, Somalia. Ha vissuto con i ribelli seguendoli in combattimento per lunghi periodi, è stato con loro in battaglia ed è stato il primo giornalista ad entrare in Libia per coprire il conflitto dal punto di vista mediatico. E’ entrato a Tripoli con i ribelli ed è stato ferito nell’ultima roccaforte di Abu Saleem.
Medyan Dairieh è stato il primo giornalista in tutto il mondo a trascorrere un lungo periodo di tempo nello Stato islamico (IS), ottenendo un accesso senza precedenti al gruppo in Iraq e in Siria.
Durante l’inizio del conflitto siriano, Medyan è stato ferito a Aleppo ed è stato ferito seriamente durante l’occupazione dell’Iraq, così come lo fu in Cisgiordania. E’ stato il primo giornalista a intervistare un leader senior del Fronte Al-Nusra e a fare un documentario sul gruppo.
Nel 2014 ha vinto il premio Frontline Club per l’integrità, il coraggio e lo spirito di indipendenza. Nel 2015 si è aggiudicato il premio Peabody per il documentario sullo stato islamico realizzato per Vice News.
Ha lavorato con molte agenzie internazionali di notizie, canali televisivi e giornali. Corrispondente di Aljazeera Net e di Vice News., ha prodotto documentari sui diritti umani, la produzione di armi, le guerre dimenticate come quella dello Yemen, tuttora territorio off limits per chiunque voglia darne notizia.

Medyan Dairieh