Venerdì 26 maggio seconda serata a Vicenza di international security festival 2017 dedicato alla sicurezza internazionale vista attraverso I Fronti del Mediterraneo.

Per la sezione CORTI DI PRIMA LINEA al Chiostro di San Lorenzo verrà proiettato DUST, LA SECONDA VITA film reportage sul Kurdistan Iracheno, girato nel 2015 da Stefano Rogliatti e Stefano Tallia per Medici senza Frontiere.

La complicata realtà del Kurdistan iracheno risale almeno al Trattato di Sèvres (1920) che ridusse l’Impero Ottomano ad un modesto Stato privato di tutti i territori arabi e della sovranità sugli stretti del Bosforo e dei Dardanelli. Il Trattato garantiva ai curdi la possibilità di ottenere l’indipendenza, ma nessuno rispettò queste garanzie, a cominciare da Ataturk, e ciò comportò l‘assegnazione del territorio a stati diversi, nati dalle nuove geografie postbelliche fino ad arrivare ai giorni nostri.

A partire dal 2012 il Kurdistan iracheno subisce le ripercussioni della guerra civile siriana, essendoci un intenso scambio di guerriglieri fra i gruppi islamisti che operano nella Siria orientale e quelli che operano nell’Iraq occidentale (a maggioranza sunnita, dove è forte il risentimento verso il governo di Baghdad, dominato dagli sciiti). Nel 2013 Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato Islamico dell’Iraq fondato nel 2006 come parte della rete di al-Qāida, annuncia l’unione del suo gruppo con al-Nusra, il principale movimento islamista della guerriglia siriana. L’unione, respinta dalla maggior parte della dirigenza di al-Nuṣra e da al-Qāida, provoca l’allontanamento dalla rete di al-Qāʿida del nuovo gruppo, che prende il nome di Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS o ISIL nella sigla inglese, Da’ish in quella araba).

All’inizio del 2014 questo gruppo assume il controllo della città di Falluja e di buona parte della provincia irachena occidentale di al-Anbar e si espande poi fra giugno e luglio a nord e a est, prendendo le città di Mossul e Tikrit e spingendosi fino al territorio del Kurdistan. In questo periodo, rotti definitivamente i legami con al-Qāida, proclama la creazione di un califfato universale (o Stato Islamico, IS nella sigla inglese) con a capo il suo leader Abu Bakr al-Baghdadi. L’avanzata dell’IS viene frenata dai raid degli Stati Uniti e dalle milizie curde e sciite. A partire dal 2015 parte la riconquista irachena di Tikrit, Ramadi e Falluja. A luglio 2016 l’unica grande città di cui lo Stato Islamico mantiene il controllo è Mossul “capitale” del Califfato dal giugno 2014. Oggi la sua parte orientale è liberata, ma i profughi sono migliaia.

In DUST, LA SECONDA VITA Stefano Tallia e Stefano Rogliatti ci mostrano cosa vuol dire vivere in un campo profughi. I due giornalisti italiani, sono andati nel Kurdistan iracheno in giugno del 2015 nel campo di Domiz e nei territori che si trovano a nord di Dahuk, dove si sono accampati i meno fortunati, quelli che non sono riusciti a trovare spazi nei campi.
Domiz è un campo con circa 80.000 profughi, ma solo nel distretto di Duhok ce sono altri 23 campi profughi, per 800.000 rifugiati. Nella regione kurda del nord Iraq sono accolti circa 2 milioni di profughi, famiglie fuggite dalla lunga guerra civile siriana, dell’orrore del Califfato nero, dall’accanimento contro i kurdi di Kobane e di altri distretti del Rojava siriano.
Un viaggio che apre uno squarcio sulla vita di chi fugge e che si conclude a Erbil, la capitale del Kurdistan, dove hanno trovato riparo i profughi cristiani.

Dust, la seconda vita racconta in 30 minuti la storia di donne e uomini in fuga dall’avanzata dell’Isis, gente che perde tutto: casa, lavoro, affetti e che in molti casi hanno anche assistito all’uccisione di parenti e amici. Un popolo composto da etnie e religioni diverse, perché la guerra in corso in Medio Oriente non fa alcuna distinzione. Gente normale, attanagliata dalla paura di non tornare più, di non avere un futuro. Con le parole dei rifugiati sono raccolte anche le testimonianze degli operatori di Medici Senza Frontiere e delle altre Ong che si occupano della salute dei rifugiati. Medici, infermieri, professionisti. Balza agli occhi il fatto che chi subisce l’attacco ed è costretto a fuggire si mette a disposizione degli altri, come l’infermiere curdo, quello siriano, il medico yazida. Nasce una comunità che lavora con gli altri e per gli altri. Il documentario mostra come in questi campi vivano milioni di persone accolte da strutture locali. Persone in molti casi ormai destinate a restare nel paese di accoglienza, dove si costruiscono una seconda vita.

Gli autori: Stefano Rogliatti e Stefano Tallia
Entrambi torinesi, Stefano Tallia 46 anni, giornalista Rai con numerosi incarichi, sportivi, sindacali, associativi, una forte propensione ad occuparsi di storie di persone, oltre lo sport, la politica, i ruoli istituzionali. Stefano Rogliatti classe 1971, giornalista professionista, free lance. Dal 1998 collabora con la Rai come filmaker sui più importanti eventi di cronaca. È stato direttore della fotografia e autore di diversi cortometraggi e documentari.

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