Oggi al centro della storia contemporanea per la complessità delle partite che vi si giocano, l’amato e odiato Mediterraneo fa gola a molti.

Ridivenuto terra di conquista, per alcuni trappola mortale, per altri ruota su cui puntare, è comunque un banchetto pericoloso ma troppo allettante perché tutte le superpotenze del mondo non ambiscano ad esserne ammesse.

In ambito nazionale Il Veneto rappresenta un tessuto economico di particolare rilievo, derivante dall’espansione della piccola media industria che ha creato nel ‘900 il miracolo del nord est. Oggi queste imprese si rivolgono ai mercati globali mostrando grande capacità di competere sia sul piano dell’offerta che su quello delle relazioni commerciali.

Questo contesto ha comportato e comporta tuttora una forte capacità di attrarre immigrazione, con i vantaggi e i rischi che ne derivano. Questo patrimonio, ancora saldamente in mano veneta, va oggi salvaguardato in nome dell’interesse nazionale. Anche per le aziende venete infatti la crisi ha rappresentato un difficile scoglio da superare e di conseguenza la domanda di manodopera non qualificata si è ridotta, determinando in molte aree un eccesso di offerta e la competizione per il lavoro tra locali ed immigrati.

In termini di sicurezza internazionale i costi dei conflitti nel Mediterraneo sono altissimi, soprattutto per l’Europa ed in primis per l’Italia, primo tra tutti quello del grande esodo cui assistiamo ed assisteremo ancora per gli anni a venire. Il tema delle migrazioni è centrale nello scenario del Mediterraneo, se non altro perché interpella direttamente l’Italia e di rincalzo l’Europa. Le ondate migratorie si distribuiscono nel tempo secondo flussi legati ad una serie di cause economiche e civili su cui incidono sia il variare delle condizioni climatiche e meteorologiche che lo sviluppo dei rapporti e degli accordi tra UE e stati del Mediterraneo. Il nostro paese rappresenta, nella geografia di frontiera, un confine liquido in senso proprio e figurato.

Alla luce di questo, il Festival della Sicurezza Internazionale intende anche analizzare quanto elevato potrebbe essere per il nostro paese il vantaggio di giocare un ruolo pacificatore in chiave euro-mediterranea. Per tutti questi motivi i Fronti del Mediterraneo meritano di essere visti e raccontati “fuori onda” vale a dire nella loro “verità” senza tesi prestabilite. Analizzati, dibattuti, interpretati ed infine studiati per maturare nuove ipotesi di vie d’uscita da un’ininterrotta emergenza. E in tale ambito sarà fondamentale promuovere relazioni economiche per costruire un tessuto connettivo in cui far crescere le imprese italiane che possono generare scambi per molti miliardi di euro.

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